Follemente in viaggio

Follemente in viaggio

Venerdì notte sono rientrati i prodi eroi del Centro Diurno Phoenix che per tre incredibili giorni hanno rappresentato il lavoro svolto negli ultimi anni presso il Centro Gestito dalla Coop. Nuova Luce.

Prima di arrivare a questo epilogo è doveroso ricordare cosa ha portato a questa avventura.

Da alcuni anni viene svolto un laboratorio emozionale, nel quale si conoscono e vivono le emozioni, le storie nate durante le simulazioni sono cresciute fino a quando per valorizzarle e dargli il giusto spazio è stato coinvolto il regista Mirko di Lorenzo, artista locale ma con orizzonti ampi che si estendono dall’Ungheria fino al più glorioso passato del cinema italico.

Il cortometraggio prende la forma di una reinterpretazione della vita di San Giuseppe da Copertino.

Nei mesi questo corto cresce, in uno slancio di intraprendenza ed ottimismo il regista ci propone di partecipare alla quinta edizione del “Follemente Festival”. Il festival nasce dal rapporto della città di Teramo con il suo passato di sede di uno dei più grandi Ospedali Psichiatrici del centro Italia dismesso da pochi anni e che ha spinto ad una dialettica concreta tra territorio, medicina e necessità sociali. Purtroppo il cortometraggio non riesce ad essere concluso entro le scadenze ma è tale l’entusiasmo degli organizzatori per l’opera dei 15 di Sava da proporre di presentarlo seppur incompiuto al festival in quanto metodo e metodologia riabilitativa.

Seguono giornate febbrili in cui la coordinatrice del centro Sandra Dicursi con il supporto della Cooperativa Nuova Luce che si fa carico della trasferta e la collaborazione del responsabile DSM Maria Nacci, del  responsabile CSM Manduria Nunzio Bucci con il patrocinio del direttore generale Dott. Avv. Stefano Rossi organizzano questo viaggio verso quell’Abruzzo che per molti era solo un nome sentito.

La squadra che in un caldo pomeriggio di metà settembre parte con il pulmino è così composta, al Volante la Coordinatrice Dott.ssa Sandra Dicursi al suo fianco l’instancabile Tripaldi Zaira Educatrice del centro, Lo psicoterapeuta il Dott. Nicola Simeone, tre degli utenti della struttura nello specifico i due protagonisti che rappresentano Giuseppe, la Madre e uno dei responsabili della scenografia e dell’organizzazione.

A concludere la formazione vi erano il regista Mirko Dilorenzo e Emanuela Barbarello aiutoregista. Il viaggio è lungo ma i nostri eroi con poche pause e tanti dolciumi arrivano in serata nella città di Teramo.

Dormire in albergo, mangiare in una locanda tipica Teramana cibi lontani dalle proprie abitudini e dal proprio territorio è di per se un’esperienza nuova che mette a verifica quei comportamenti studiati e provati per anni.

Dopo una breve passeggiata finalmente il sonno ristoratore dopo tanta strada.

La mattina del secondo giorno inizia con una passeggiata nelle vie centrali di Teramo scoprendo nuovi scorci e respirando un’aria completamente nuova e diversa. Dietro i piccoli acquisti di souvenir sotto una costante pioggerellina comincia a montare l’attesa per la presentazione delle cortometraggio. Il tempo vola ed operatori ed utenti si ritrovano trepidanti e tirati a lustro nell’ipogeo di Teramo dove si svolgerà il Festival.

Tutti sperimentiamo l’installazione di arte contemporanea dedicata alle emozioni ed alle proprie speranze nel futuro.

Viene proiettata l’opera, l’emozione è evidente sul viso del pubblico, ma risplende nei sorrisi degli ospiti del Centro Diurno che vedono come la loro opera il loro impegno vengono apprezzati in un luogo così lontano e da persone così diverse da coloro che quotidianamente si prendono cura di loro. L’applauso finale risuona nell’ipogeo, coprendo il suono della pioggia che dal pomeriggio non lascia tregua alla città.

Viene aperta la tavola rotonda, nella quale il regista, lo psicoterapeuta e gli utenti rispondono alle domande del pubblico e degli esperti presenti in sala, spiegando quante e quali competenze sono state sviluppate negli anni per poter raggiungere questi risultati. La grandiosità del progetto emerge dalle fondamenta, laboratori manuali ed esperienziali che hanno fornito agli utenti le capacità per cucire vestiti, creare scenografie ed avere consapevolezza di se e degli altri fino a poter recitare ed imprimere su pellicola un groviglio di emozioni che colpisce l’osservatore senza bisogno di spiegazioni.

Al termine del momento di confronto ufficiale si va a cena con gli organizzatori e proprio in questo momento, la voglia di comunicare chiedere raccontare da parte degli utenti colpisce maggiormente chi ha ideato questo festival.

La serata è lunga e tra mille promesse di tornare con il cortometraggio terminato e di venire a trovare questo piccolo fantastico Centro Diurno sul limitare del Salento ci si saluta. Fioccano inviti ad altri festival, proposte di collaborazione per non perdere questo reciproco capitale umano appena scoperto. 

La strada verso casa il giorno dopo è lunga e carica di mille pensieri e immagini che ancora la mente cerca di fissare in ricordi ed aneddoti da condividere con parenti e amici.

Rimane a consapevolezza che FolleMente è possibile fare riabilitazione con l’arte, che dall’incontro e dalla condivisione avviene la più bella delle scoperte e che andando lontano da casa si acquisisce la consapevolezza di quanto si è cresciuti dall’ultima volta che ci siamo fermati ad osservarci.

 

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